Corsi e formazione per far crescere le piccole imprese italiane

In Italia poche multinazionali e tanta difficoltà a star dietro all’Europa.
Sebbene in Italia piccole e medie imprese non scarseggiano affatto, anzi costituiscono un punto di forza della nostra economia anche in questo momento di crisi, il discorso cambia molto se si parla di multinazionali. Stando a dei recenti sondaggi, il nostro Paese non compare neppure tra i primi dieci gruppi, sebbene Eni e Enel sono in lizza nei settori dell’energia e delle utilities e la Fiat, grazie all’aiuto della Chrysler, in quello delle auto. Guardando gli andamenti di mercato, si nota che il nostro Paese perde sempre più terreno nei confronti del resto del mondo e non solo dal punto di vista della crescita complessiva, ma anche se si considera il settore imprenditoriale. Lo sa bene Emma Marcegaglia, Presidente di Confindustria, che ha più volte lanciato un monito a riguardo, invitando il governo a mettere in atto delle riforme atte a stimolare il mercato, la competitività e l’innovazione. Sebbene in crescita, le nostre multinazionali restano, in ogni caso, al i sotto di quelli che sono gli standard e la media europea. Le nostre multinazionali hanno tassi di crescita molto modesti: a dirlo è il rapporto R&S Mediobanca, che ha analizzato 375 gruppi mondiali. secondo il rapporto, il giro d’affari italiano aumenta solo del 9,3%, mentre quello europeo dell’11,4%. Inoltre, è stata sottolineata la forte presenza dello Stato nelle multinazionali, cosa che, invece, succede in maniera molto minore negli altri Stati. Pertanto, emerge un quadro che fa sì che l’azienda italiana appaia molto di più simile ad un gruppo asiatico, piuttosto che ad una multinazionale dei Paesi industrializzati. Tutti gli sforzi che vengono fatti dall’azienda Italia riguardano solo ed esclusivamente la riduzione del costo del lavoro e ciò induce a delocalizzare dove c’è manodopera a basso prezzo.

Comments

comments